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piazza d'arte

 

nolarte

 

diritto di seguito per le opere di pittura, scultura, fotografia

 

una casa d'aste? perchè no

 

Tunick per Napoli

 

"il ritorno" - manifesto/appello di franchini

 

 

 

 

 

 

franchini,  l'eroe,   1969

 

 

 

 

 

Piazza d'Arte

 

Lastricare una o più piazze delle periferie degradate o dei borghi della tradizione comunale italiana, di maioliche realizzate dagli Artisti contemporanei: creare "Piazze d'Arte" con disponibilità, senza limiti, alla fruizione sociale.

Nelle periferie degradate, perchè le "diversità"  della emarginazione, confinate nei ghetti, possano appropriarsi  degli  atti concreti di pensiero e forma utili a  partecipare alla comune intellettività.

Nei borghi, per far confluire verso gli stessi interessi turistici, per indotto,  valorizzando le preesistenti strutture architettoniche e urbanistiche, così favorendo,  specie nelle aree del Mezzogiorno, lo sviluppo economico e sociale delle stesse.

Per edificare il  binomio armonia-civiltà.

 

(questa idea, sviluppata in proposta, fu presentata nell'interesse della Città di Napoli e svalutata, finanche nelle qualificate e numerose adesioni, dall'assessore alla cultura dell'epoca, D'Agostino - pubblicata il 16.08.08)

 

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Nolarte

 

Portare le opere di pittura, della scultura, della fotografia nei luoghi della produzione e della distribuzione dei beni (fabbriche, supermercati, etc) così coniugando la creatività con il lavoro  e con la quotidianità.

Consentendo, nel contempo, una diffusione cognitiva degli autori, l'esercizio della critica, l'approfondimento dialettico estetico e di conoscenza, quindi di civiltà.

Sostenendo gli autori con attribuzione di  un lucro idoneo al mantenimento personale e allo svolgimento delle attività creative attraverso il nolo delle opere attuato da una Agenzia  a diretta organizzazione e gestione del Ministero per i  Beni e le Attività Culturali.

Incentivando le imprese alla partecipazione ed attuazione del progetto  mediante la totale detassazione dei complessivi costi del noleggio, ivi compresi quelli accessori di trasporto, posizionamento, divulgazione   e assicurativi.

Per indotto si praticherebbe la catalogazione delle opere in affidamento  con il conseguente censimento degli artisti e la veicolazione della creatività nazionale  contemporanea.

 

(inoltrata alla attenzione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del  Ministro dell'Economia e delle  Finanze - pubblicata il 16.08.08)

 

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Diritto di seguito per le opere della pittura, della scultura, della fotografia

 

Estensione del "diritto di seguito" alle opere della pittura, della scultura, della fotografia ove esse esposte in manifestazioni con accesso oneroso, ovvero sponsorizzate.

In effetti la LG 633/41 ne prevede la tutela solo limitatamente alle progressive transazioni -sull'incremento del valore, connesso al  possesso privato dell'opera-.

La fruizione pubblica dell'opera   ottenuta  con  una attività organizzativa finalizzata ad un lucro comunque inteso -economico, sociale, culturale, spettacolare-  può  considerarsi, a tutti gli effetti,   quale ripetitività visiva,  analoga alla riproduzione acustica o filmica o telematica.

La species di "esecutore", che distingue nell'applicazione del  diritto di seguito la qualità di "autore", laddove si scinda -nell'opera di pittura, scultura, fotografia- il momento dell'idea creativa e la realizzazione materica dell'opera stessa, pone l'autore nella condizione di "esecutore"  del supporto in cui l'opera si manifesta.

In tale condizione "ideologica" la ripetitività visiva, nell'analogia alla riproduzione acustica e/o filmica, può pervenire a forme di tutela.

Con una adeguata legislazione operata in sede parlamentare, su proposta del  Ministero per i  Beni e le Attività Culturali, con l'affidamento della esazione e ripartizione del diritto di seguito, come qui ipotizzato, a Enti normativamente riconosciuti e già operanti in tale ambito.

 

(inoltrata alla attenzione del  Ministro per i Beni e le Attività Culturali, del  Ministro dell'Economia  e delle Finanze, del Presidente della SIAE, del Presidente dell'IMAIE  - pubblicata il 16.08.08)

 

 

nota

Con lettera del 2 settembre il Presidente della SIAE, Avv. Giorgio Assumma, con grande attenzione e sollecitudine -con quella attenzione e sollecitudine che, se praticate da tutte le Istituzioni, condurrebbero l'Italia ad essere un  Paese di usi civili, come da tutti auspicato- ha ritenuto "interessante" la proposta,  rinviando lo studio sul possibile ruolo della SIAE ai competenti Uffici interni.

 

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Una casa d'aste? Perchè no.

 

E' noto che il giacimento archeologico italiano sia, nella sua complessiva estensione, ancora ignorato e inesplorato.

E' altresì di comune informazione   che tale giacimento venga  devastato da scavi abusivi, furti, occultamenti per incuria, ignoranza, timore di sequestri delle aree.

E' certo che la qualità dei reperti non sia tutta di rilevante interesse storico nazionale e che la abbondanza degli stessi comporti  notevoli problemi di conservazione, se non di stoccaggio, stante la carenza   di luoghi confacenti e idonei  alla complessiva disponibilità di esposizione - fruizione-  pubblica.

Non si può, ancora,  considerare che la  "conservazione"  privata dei reperti  possa assolvere  tre esigenze essenziali: la  prima concernente la "fruizione" immediata e diretta del reperto, sia estetica che filologica; la seconda concernente la gestione conservativa  del reperto stesso oltre la "cinta" del privilegio della  casta culturale accademica; la terza concernente l'incremento  del significante sociale e civile che si verrebbe a perseguire  con la diffusione interpersonale della percezione e discussione storica sulla  provenienza.

Siffatte riflessioni, pure nell'ambito della disciplina  di cui al Codice dei Beni Culturali, possono indurre  ad ipotizzare la  organizzazione e gestione, a diretto controllo del Ministero per i  Beni e le Attività Culturali, di una  Casa d'Aste finalizzata alla alienazione di quei reperti che non presentino le caratteristiche di precipuo ed esclusivo interesse   storico-archeologico nazionale.

Valutando la opportunità -eliminato il concetto di fortuità- di legalizzare le attività oggi abusive -scoraggiando ogni traffico criminale-   mediante l'istituzione di  corsi finalizzati al perseguimento  di una "licenza di scavo"  e connessa concessione, sotto la vigilanza delle Sovrintendenze, nella evenienza di rilevamento di siti o giacimenti archeologici.

La alienazione mediante la Casa d'Aste produrrebbe la certa mappatura della allocazione dei reperti, facoltando, comunque, la diffusione della cultura e della storia del territorio, eliminando il mercato clandestino e i suoi effetti,  producendo introiti da destinarsi all'incremento delle attività  scientifiche e museografiche di ricerca, conservazione, catalogazione, restauro, esposizione e fruizione sociale delle opere di interesse nazionale.

Canalizzare, d'altronde,  la esperienza di " lettura del terreno"  degli odierni "tombaroli" in attività legali e controllate non può che giovare alla  esplorazione e individuazione di quei luoghi e siti che altrimenti risulterebbero ignoti e comunque oggetto di scavi indiscriminati  e predatori, con  una devastazione che costituisce il reale impoverimento della lettura  della stratificazione culturale  nazionale.

Alla fine: è noto che nei depositi sono accatastati, inutilizzati e negati alla  funzione divulgativa,  una enorme massa di reperti di modesta qualità artistica che, se resi disponibili alla possibilità di acquisto e possesso dei privati, avrebbero il potere di   suscitare,  per i motivi tutti della tattilità, una passione di civiltà ben superiore alle discoste visioni dei capolavori nelle teche.

 

(inoltrata alla attenzione del  Ministro per i Beni e le Attività Culturali e  del  Ministro dell'Economia e delle  Finanze - pubblicata il 16.08.08)

 

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Tunick per Napoli

 

Il Governo sta manifestando una particolare attenzione verso Napoli, sia attraverso le sedute tenute in Palazzo Reale, sia attraverso la ricorrente presenza del Presidente del Consiglio, in città.

Attenzione che non può non valutarsi se non come prodomo di un auspicabile e più vasto progetto e programma di ri-edificazione sociale ed economica della città.

Una ri-edificazione che però, non può fondarsi su  canoni che non valutino la eterogeneità genetica, fisica, stratificata, della gente di Napoli. Eterogeneità che si manifesta unitaria nell’anticipare, alla logica, la pulsione improvvisa della emotività irrazionale.

Questa necessaria sintesi, di una analisi complessa,  ha la funzione di monito, di suggerimento  sui modi di approccio alla complessiva comunità napoletana; al fine della  auspicata ri-edificazione  morale, sociale, economica.

Così Napoli necessita, allo stato –e come già nel 99-,   non di indicazioni di comportamenti ma di esaltazione nei comportamenti; quale stimolo e poi premessa opportuni ad ogni omogenea mutazione culturale futura.

In ciò trova motivo l’evento eclatante e coinvolgente, esplorativo e testimoniante, proponente e incitante: una installazione di Spencer Tunick.

Indirizzata ad una ricerca, una evidenza: il ruolo delle donne.

Ruolo delle donne -cittadine, pensatrici, lavoratrici; dalla “vele” alle ville- che devono assumere ed accogliere la gestazione di essere partecipi, attive, protagoniste,  del processo di consapevolezza, del processo di maturazione dello stato sociale;   attente ai compiti e agli impegni assunti  delle Istituzioni e insieme vigili  educatrici.

Cittadine, pensatrici, lavoratrici; ma, soprattutto, compagne  di un popolo di rivoluzionari e pensatori --del popolo ribelle delle quattro giornate- e, a volte,   tragicamente, indolentemente  rassegnate alla gestualità che degrada.

Cittadine, pensatrici, lavoratrici; per rimuovere ogni distrazione e ri-pensare Napoli,  educare Napoli, inorgoglire Napoli.

Esponendolo, questo orgoglio; testimoniandolo -una ad una e tutte insieme-  in un cammino  che sia  impegno  corale e pacifico di ri-cominciare: da un click,  con immagini/simbolo che,  inaugurando una rivoluzione culturale, oscurino le immagini “immorali” dei cumuli dei rifiuti –anche sociali e civili-  che sono circolate sui media,  per  tutto il mondo.

Un click di Tunick, il solo capace di riportare l’attenzione internazionale sulla città, sullo scenario mozzafiato dei protagonisti autentici -i cittadini di oggi e del futuro-,  sulle  loro pazienti e vigili educatrici.

L’evento “Tunick per Napoli” –sulla pregressa prospettica ideologica-,  eventualmente contemporaneo alla ipotizzata conclusione del G8 a Napoli,  preordinato e coordinato, nelle acquisizioni fotografiche, con il circuito espositivo internazionale, ri-disegnerebbe qualità e  quantità del flusso turistico ovvero importazione di presenze;  coadiuvando ogni rivalutazione, architettonica e funzionale, delle aree urbane e, in conseguenza, pervenendo alla  modificazione dei contenuti etico/sociali ed economici  della eterogeneità unitaria, emotiva, della città di Napoli; volgendola alla ri-edificazione, pensosa, dopo due secoli,   dell’illuminismo “rivoluzionario” e “giacobino”.

 

(inoltrata alla attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri, del  Ministro per i  Beni e le Attività Culturali, del  Ministro dell’Ambiente, del Sottosegretario al Turismo, del  Presidente Regione Campania, del Presidente Consiglio Regionale Campania, del Sindaco di Napoli, del  Presidente della Provincia di Napoli, dell'Assessore al Turismo Regione Campania, dell'Assessore Grandi Eventi Comune di Napoli, del Soprintendente ai Beni Artistici della Campania, di  Spencer Tunick, di Achille Bonito Oliva, di  Francesco Bonami, di  Massimiliano Gioni, di Stefano Zecchi -  pubblicata il 22.08.08)

 

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Appello ai cittadini operosi

 

Il ritorno.

 

Il nemico si schiaccia o si convince.

Mai, si asseconda. Assecondando le utilità compiacenti della propria anima. Che, allora, è già guasta dei disagi di una incontinente e vana e spregiudicata inettitudine.

Schiacciare. E strascinarsi, lordati da una identità pure repulsa, nei rigurgiti della violenza.

Convincere.  E accogliersi nel sacrificio salvifico della propria generazione.

Ci siamo abbandonati e ci abbandoniamo ad un rovescio saccheggio. Trasportando altrove, svendendo altrove, come segnali fatui, i segni forti della costumanza napoletana. Inquinata da mercificatori della abiezione e dell’indugio  alla miseria morale.

Senza indignazione verso le necessità del bisogno. Senza  accoglienza della povertà, come sofferenza della  impotenza. E martirio.

Noi dovremmo desiderare, ambire, al ritorno.

Che non è edulcorata e compiacente esibizione. Passeggio di ammirazione o di invocata riverenza o di timore. Adulante. Adescante.

Con un desidero tanto  intenso da essere feroce.

Il ritorno. E riempire le nostre strade. Imbrattarle di noi stessi.

Quasi schegge degli ipogei. O fogli miniati. O tasselli pompeiani. O intonaci giotteschi. O corde patibolari ancora unte del pensiero del ‘99.

Ai cittadini operosi di Napoli,  io faccio appello al ritorno.

Al ritorno. Dei pensatori, dei creativi, dei lavoratori. Ora lontani e fuggiaschi. O esuli.

Perché nella città siano spianate le ingordigie. E la risacca odori di fermenti.

Tra case colorate e madrigali nelle fabbriche.

Alfine. Liberati dei tratti confusi e stinti dell’essere subietti a un secolare, putrescente, vicereame, greppia di viltà e di ignominia.

 

franchini

 

In Napoli,  presso la mia officina, il giorno 31 agosto 2008

 

 

note opportune

                          1 nota: il rivolgersi  ai “(Ai giovani) cittadini operosi (della città di Napoli)” è tratto da un manifesto del “giacobino” Nicola Fiorentino, avvocato, giustiziato il 12 dicembre 1799; manifesto da me rintracciato durante le mie scorribande presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, or sono 45 anni; l’odierno mio scritto a lui mi accomuna, onorandomi, e ne faccio ricordo e dedica

                          2 nota: è implicito che il “ritorno” debba essere “provocato”,  anche,  dall’attività amministrativa e gestoria  delle istituzioni locali, nonché da un credito non predatorio; ma, l’inerzia  delle istituzioni non giustifica né una protestata condizione di impotenza, né l’esimersi, o l'assenza,  da  ogni solidale presenza e autogestita iniziativa, dal basso, di progetto civile ed economico per la città

 

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