landai

 

 

 

  home  chi sono      il magazzino   teatropoeticascrittiil blog

 

 

 

landai

 

 

 

                                                                              franchini - nudo

 

 

 

(I landai nascono come forma di comunicazione segreta, sussurrata. Lamento antico e popolare delle donne per trasmettere il dolore per angherie e soprusi sofferti. Con una struttura poetica semplice, di distico di 13 e 19 sillabe (anche non rigidamente). Landai trasformatisi, poi, in strumento di denuncia – potente, immediato, comprensibile – delle violenze e delle oppressioni perpetrate nei confronti di minoranze e di deboli, di dimenticati. Ma, i landai riscattano gli abbandoni a volte levandosi come canto di gioia, di esaltazione di affetti e di emozioni umanissime.)
 

 

 

I

 

Tu cammini su pavimenti di nuvole

che devo lucidare sempre, ogni giorno, con manciate di stelle.

 

 

II

 

La tua voce è più forte della mia

anche se bisbigli sull’orlo roseo della vicinanza.

 

 

III

 

Attraverso abissi  e ripidi sentieri

e so che la oscurità  è piena  di lusinghe, di   menzogne. 

 

 

IV

 

La vita è piena di motivazioni. Poi

qualcosa si siede dentro  te e illividisce i contorni.

 

 

V

 

Tengo la mia stella più alta tra le dita.

Voialtri, il mio destino tra i piedi.  Massima vergogna!

 

 

VI

 

Vestire di veli colorati un campo

dove  la  lama di  effimere stupidità sgozza speranze.

 

 

VII

 

Abbracciati. Intorno un lago dorato.

Un tepore amniotico. Allora, ti ho lasciato andare.

 

 

VIII

 

Mi state  spogliando di tutto, lentamente.

Ma  siete voi nudi di onore al mio cospetto. Miserevolmente.

 

 

IX

 

Una ballerina sul palmo della mano.

Un breve passo e la scatola  racchiude la solitudine. 

 

 

X

 

Un sentimento di  odio. Una  intenzione di  condanna.

Ecologia di un mondo sotterraneo compiaciuto di sé.

 

 

XI

 

È quando  la storia abbassa la guardia

che alle donne alzano le gonne. Sentinelle, all’erta!

 

 

XII

 

Se questa è una preghiera sto pregando,

ma credo che sia  una menzogna e sto aspettando.

 

 

XIII

 

Un fardello. Mestruo che scorre ogni giorno. 

Al freddo di una lama o al  bruciante fuoco  di  un paradiso  promesso.

 

 

XIV

 

Altra verità asservita,  ripiegata.

Si inginocchia,  tra finzioni e  funzioni. Si rendono  grazie.

 

 

XV

 

le  donne di Esperia

 

Oggi si leva il rantolo di donne e bambine

violate e mutilate di guerra. Il prezzo del liberatore.

 

 

XVI

 

Percuote furioso  le acque con il  bastone

l’uomo che non vuole vedere vette né infiniti  riflessi.

 

 

XVII

 

Lui, una iena. La mano come artiglio.

Lei, immota. È  una sfinge che  avanza. Donna  immortale.

 

 

XVIII

 

E va bene … porta le mappe, i chiodi e la corda.

Fammi sentire che sei il mio complice. Sempre.

 

 

XIX

Ghermite da incubi e speranze le ciglia  silenti.

All’alba rimane  un’altra innocenza che paziente sutura i sogni.

 

 

XX

 

Circondata da un fiume di abbandoni.

Ai miei persecutori  offrirò fiori di oleandro. 

 

 

XXI

 

Troppi autunni e freddi  sono passati. Sono una

zingara, ormai; ma non raccolgo le tue monete tintinnanti.

 

 

XXII

 

Ci  accompagna un esercito di angeli

che soreggono le nuvole come corona di spade.

 

 

XXIII

 

Davanti ai potenti  è un dovere urlare

in nome, dei diseredati, degli oppressi, delle vittime.

 

 

XXIV

 

Se ti invitano a cogliere  un fiore per l’innocenza

chiedi se adorna  un bouquet di sposa  o una corona.

 

 

XXV

 

Non vi seguo nel vostro inferno

ma compiango i vostri cupi dolori.

 

 

XXVI

 

Siamo foglie sbriciolate che calpestate

da  quando vi siete sciolti da ogni giuramento  di uomini.

 

 

XXVII

 

Si lacera e la guardiamo da lontano.

Quanta solitudine in un funerale senza nome.

 

 

XXVIII

 

Se l’amore è una febbre incontenibile

la vita in comune ne  è una lunga convalescenza.

 

 

 

TORNA A POETICA

 

 

 

ultimo aggiornamento/pubblicazione  10 gennaio 2019